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Io, la tigre – piccolo quadro a colori

E’ l’alba: anche questa notte la foresta pluviale ci ha protetto. Ora  il sole filtra tra i rami degli alberi che, altissimi, creano una volta lussureggiante. Il nostro lungo viaggio proseguirà ma in questo luogo possiamo fermarci qualche giorno a riposare. Ho trovato un riparo per me e per i miei cuccioli. Posso vedere non vista, cacciare, sfamarli, giocare con loro. Ora stanno litigandosi un ramoscello: è scontato, ma li amo infinitamente. Ormai sono quasi pronti a seguirmi fuori dalla tana durante la caccia. Non oggi, domani forse.  Mi allontano di poco, voglio essere certa che non vi siano pericoli, che tutto proceda secondo i miei piani. Mi sposto lentamente, con cautela e tranquillità. Non c’è fretta. Attorno a me c’è un finto silenzio: le foglie e gli arbusti si muovono producendo musiche lievi e continue; poco oltre, il ruscello scorre nel suo letto accarezzando ciottoli e massi lungo il suo corso. Questo luogo è magnifico. Posso agire a mio piacimento, inseguire furtivamente le prede per poi tendere loro l’agguato nel momento più opportuno. Le creature vanno sfamate. Devono crescere forti e sane per essere in grado di sostenere il viaggio. Ho marcato una decina di tronchi attorno alla tana per delimitare il nostro territorio e non tollererò intrusioni. Ma sono tranquilla: nessuno oserà invadere il nostro spazio. M’immergo nel fiume e lascio che il mantello si ammorbidisca. Sarà ancora più soffice e folto. Con movimenti lenti esco dall’acqua e mi aggiro con circospezione lungo la radura: non amo le aree aperte; meglio mantenersi al riparo, tra gli alberi. All’improvviso mi accorgo di una presenza animale; mi fermo e osservo. Una zebra e il suo piccolo si sono incautamente allontanati dal branco e ora sono a pochi metri da me. Li osservo, non vista. Ho già cibo a sufficienza per le creature: caccio solo quanto occorre per sfamarci e se posso evitare di assalire altri animali, evito. I due non si muovono, ignari, giocano. Mi allontano, non voglio cadere in tentazione. E poi, il sole si sta alzando e ferisce i miei occhi. Con movimenti misurati torno sui miei passi. I piccoli avranno terminato i loro giochi, mi cercheranno. Loro, ora, hanno bisogno di me. Non posso e non voglio lasciarli soli.

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