Né cani, né gatti. Lea non ha una passione particolare per gli animali. I gatti le sono indifferenti, non proprio simpatici in verità. Ed è una quasi antipatia ricambiata. I felix la guardano con gli occhietti a fessura, la fissano, la giudicano. Bonariamente altezzosi, miagolanti,  insofferenti. Forse dovrebbero conoscersi meglio, ma non c’è mai stata occasione. Per i cani ha istintiva simpatia, ma li teme. Ha paura dell’abbaio, di un imprevedibile morso, dei salti contro le gambe, del muso sul grembo. Eppure avere un cane le sarebbe piaciuto. Forse, se da piccola ne avesse posseduto uno, sarebbe stato diverso. Si sarebbe potuta abbandonare a quell’amore incondizionato che le scodinzolanti bestiole – lo sa – regalano ai loro padroni. E’ in coda, all’ufficio postale. Un pastore tedesco dagli occhi umidi e dolci la osserva quieto. Forse ha qualcosa da dirle, da offrirle. Guarda lei, proprio lei. Nessuna creatura le ha mai rivolto un simile sguardo, rassicurante, amorevole, devoto. Gli sorride, inconsapevole e  malinconica.  Mentre esce lo saluta con la mano, sperando che nessuno la veda.

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