Una cena per pochi amici, massimo cinque. Il vecchio fratino che ospita  libri e foto nell’ingresso non consente la seduta comoda a più di sei persone e Lea non ha altri tavoli, cucina a parte. Lo sposterà in salone, davanti alla finestra, che sia benedetto di luce. Qualche sera fa le sono capitati tra le mani biglietti di auguri (di quando ancora si spedivano auguri) ricevuti da amici lontani. Ha pensato di ritrovarli, riunendoli a cena. Non si conoscono fra loro e proprio per questo l’idea l’ha attratta. Così li ha invitati, informandoli del particolare: hanno accettato, tutti. Adesso qualche dubbio l’attraversa. In cuor suo non immaginava – forse – un’adesione di massa. E invece le pronte risposte ricevute l’hanno smentita. Sbocceranno nuove conoscenze e conversazioni a sorpresa, che raccontarsi a sconosciuti è sempre emozionante…  Ha un paio di settimane per organizzarsi al meglio, menu e dettagli. Non una cena sontuosa, nemmeno troppo frugale però. In fondo un pretesto per rivedere e riascoltare, di persona e a viva voce.  Preparerà anche un centrotavola fiorito, come insegna la migliore tradizione. E la tovaglia sarà bianca, ricamata, di lino, da troppo tempo inutilizzata. Timore ed entusiasmo saltellano nei suoi pensieri ma vince il secondo, sul filo di lana.

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