Lea non aveva mai litigato con nessuno. Quasi mai. Piccoli diverbi, qualche battibecco, inezie.
Stavolta però non si è trattenuta. Un’ingiustizia, una frase poco educata, uno sgarbo, l’hanno mandata fuori dai gangheri. Ha risposto per le rime all’impiegato scortese che, di rimando, ha alzato la voce.
E lei, sempre dolce e paziente, ha perso le staffe.
Ha sentito lo stomaco accartocciarsi, la rabbia sgomitare, ha ascoltato la sua voce salire di tono, mutare accento, farsi insistente e decisa.
Caspita, subire sempre non si può. Soprattutto non esiste che alla buona educazione si accompagni un trattamento opposto, ingiustificato.
L’impiegato, sorpreso, ha alzato gli occhi per scrutarla per bene: forse abituato a prevaricare e a veder subire, non si aspettava una reazione d’impeto, decisa.
Si è ammutolito, non si è scusato ma il suo silenzio era sorpreso e imbarazzato.
I presenti hanno sorriso a Lea, solidali e incoraggianti. Quando ci vuole …
Certo non avrebbe mai creduto che la sua presa di posizione potesse essere così liberatoria e appagante. Sbrigata la pratica, è uscita di fretta, per allontanarsi da quel luogo e da quel momento, forse anche per scordare una reazione che così poco le appartiene.
Non può negare, però, di essere fiera di sé; forse a torto, forse a ragione, oggi si è davvero piaciuta.

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