Lea è una sportiva pigra. Etichetta, quasi un ossimoro, per definire chi ha capacità e attitudini ma non le esercita spesso.
E’ una discreta nuotatrice, scia e gioca a tennis senza eccessivo entusiasmo, non corre.
Piuttosto ama lo sport da spettatrice televisiva e lettrice attenta. Tutto lo sport, calcio compreso, anche se non partecipa – per competenza potrebbe farlo – alle discussioni accese e inevitabili dei colleghi e degli amici che amano intrattenersi sull’argomento.
Si è quindi stupita parecchio quando i ragazzi che lavorano con lei in libreria l’hanno invitata a unirsi a loro per assistere a una partita di campionato.
La città che ospita la gara è a un centinaio di chilometri: l’avrebbero raggiunta con un autobus organizzato da un club locale di tifosi. Ha accettato di getto… per pentirsene subito dopo. Ci sarà ressa, farà freddo, non gioca neppure la sua squadra preferita, ma non pare bello rimangiarsi la parola.
Si è organizzata al meglio con giubbotto e pile – nonostante la stagione – uno spuntino e musica in cuffia per il viaggio.
Allo stadio, ha seguito l’onda. I colleghi non erano alla loro prima volta e l’hanno guidata con naturalezza e allegria, per nulla condizionati dalla sua inesperienza. Si è sciolta subito: ha cantato, urlato, gioito, recriminato; ha applaudito e ammirato il gioco delle squadre in campo.
Nessuno ha segnato, purtroppo e le è mancata l’ebbrezza del goal. Dovrà riprovarci. Se lo ripete sorridendo, mentre sonnecchia in bus, sulla via del ritorno.

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