In questi giorni, purtroppo, si parla di pendolari.  Un disastro ferroviario ha acceso un potente riflettore su una categoria di viaggiatori spesso dimenticata o bistrattata. E insieme allo sgomento e alla tristezza sono affiorati i ricordi. Sono stata anch’io una pendolare, per oltre diciassette anni: l’università prima e il lavoro poi, a Torino e a Milano. Mi sono tornate in mente le levatacce, i disagi, la fatica: il freddo d’inverno, quando il riscaldamento s’inceppava e ci si copriva con i cappotti di tutti, a strati, per formare una coperta e dormire ancora un poco; il caldo esagerato d’estate, quando era l’aria condizionata a bloccarsi o a non esserci proprio. Mi sono tornati in mente gli scioperi, che allungavano la durata dei viaggi e regalavano interminabili soste nelle campagne o nelle stazioni di qualche paesino, i ritardi inspiegabili, la ressa. Eppure ricordo quegli anni e quei viaggi in treno con una nostalgia forte e allegra. La compagnia chiassosa ma non troppo, le conversazioni, i battibecchi, le battute, le risate. Il gruppo era compatto: ci si aspettava sia al mattino, sia la sera e ci si dava appuntamento in un certo vagone, sempre lo stesso.  Sono nate importanti amicizie su quei treni, legami ancora presenti, ancora vivi dopo tanti anni. Nessuno di noi leggeva, ascoltava musica o s’isolava. Parlavamo sempre, tanto. Di noi, del lavoro, di quotidianità, di politica, dei fatti del mondo. Ricordo ancora, durante il primo anno di lavoro, la tristezza incomprensibile all’arrivo della tanto attesa settimana di ferie: mi mancavano i viaggi, mi mancava la “compagnia del treno”. Ero felice di potermi godere un periodo di riposo – ero davvero stanca – ma l’assenza del consueto appuntamento quotidiano si faceva sentire. E poi ci sono stati i Natali e i compleanni con gli scambi dei doni, i matrimoni e le separazioni, i trasferimenti, le nascite.  Si organizzavano cene con mille pretesti e ci si trovava anche, a volte, durante i fine settimana. Le nostre vite, tragitto dopo tragitto, treno dopo treno, si costruivano. Mai ho pensato alle ore trascorse in viaggio, in quegli anni, con malumore o malessere. Ero felice, ero giovane e felice.  Ho avuto la fortuna di incontrare persone piacevoli e intelligenti e di costruire rapporti positivi, ma protagonista e complice è sempre stato lui, il treno. So che oggi la situazione è differente; strano a dirsi, visto che sono trascorsi decenni e ci si immagina un miglioramento, tecnico e non. Invece, i treni dei pendolari sono maltenuti, le condizioni di viaggio peggiorate, i disagi costanti. Chissà se, nonostante tutto, nascono ancora le “compagnie del treno”. Chissà se la tecnologia consente ancora condivisioni e amicizie. Chissà se esistono ancora pendolari fortunati e felici, proprio come allora, proprio come me.

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