Lea ha sempre ritenuto che esprimere opinioni politiche in pubblico fosse inopportuno.
Le avevano insegnato – non ricorda chi e quando – che i temi politici vanno sempre banditi dalle conversazioni formali. Generano etichette da cui è difficile liberarsi e possono alimentare discussioni poco piacevoli.
Eppure questa sera, a tavola con amici e nuove conoscenze, non ha saputo tacere.
Qualcun altro aveva introdotto l’argomento, esprimendo con veemenza la sua verità. Il dubbio che il silenzio potesse essere interpretato come un avallo, era inconcepibile. E la discussione è partita, da rigagnolo a fiume in piena.
Per fortuna i toni sono rimasti pacati e la conversazione non è degenerata in uno scontro. Lea, conscia della lucidità della sue argomentazioni – non frasi fatte o slogan – si è comunque congratulata con se stessa. Si ascoltava e si piaceva.
L’argomento ha contagiato buona parte dei commensali e ognuno ha espresso la sua opinione, ribattendo o condividendo il suo pensiero: certo nessuno avrebbe modificato le proprie convinzioni nell’arco della serata.
Un fortunato accenno a un articolo pubblicato da un noto giornalista ha permesso di scivolare dolcemente verso l’argomento romanzi e letture. Svolta accolta da tutti con sollievo, che a parlar di libri non si sbaglia mai.
A fine serata, mentre ascolta un’amica recensire l’ultimo successo letterario di una nota autrice, Lea sorseggia uno spettacolare passito e riflette sulle sue doti oratorie. Che in un’altra vita si sia dedicata alla politica attiva? Forse, chi può dirlo.

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